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Gelosia fra fratelli 3

Gelosia fra fratelli

“È lui che vuole un fratellino”. Questa è una frase che spesso sentiamo dire da un genitore. In realtà quando un bambino chiede un fratello non sa di certo quello a cui va incontro, indipendentemente dall’età. L’arrivo di un fratellino è una esperienza insieme coinvolgente e positiva, ma anche ben difficile da metabolizzare, a volte, addirittura traumatica.

Quando arriva un fratellino gli equilibri esistenti cambiano in modo drastico ed imprevedibile. In linea di massima anche noi adulti non amiamo i cambiamenti, o per lo meno davanti ad essi proviamo sia sentimenti positivi e di curiosità che la  paura di perdere ciò che conosciamo e che ci tranquillizza. Dobbiamo dunque immaginare che per un bambino ciò che è “incognito”, ed un fratellino è di fatto uno sconosciuto, può essere vissuto come qualcosa che fa paura, una minaccia in quanto egli teme di perdere ciò che conosce e che gli da sicurezza.

Inoltre quando arriva un fratellino la realtà sembra confermare le paure e le fantasie: questo individuo entra nei pensieri di mamma e papà. E la mamma ha un bel dire che nel suo cuore c’è spazio per tutti…le cose in realtà cambiano. Le richieste cambiano, le aspettative verso chi c’è già sono che questi possa “capire” e accogliere con gioia questo nuovo arrivo. Il fratello “maggiore” deve quindi diventare velocemente e incomprensibilmente più grande.

Invece quando un bambino vive una situazione destabilizzante, la voglia è di tornare piccolo e di avere l’attenzione degli adulti che si prendono cura. Allora, il più delle volte quello che succede è che, chi c’è già si arrabbia. Si arrabbia molto, e può anche avere voglia di far scomparire questo fratellino tanto sognato.

Questo bambino si sente dunque in qualche modo ingannato: “Io lo volevo, ma non così”.

Anche per un adulto quando arriva un bambino il processo di integrazione fra fantasia e realtà è difficile, anche se necessario; come è complicato accogliere i sentimenti negativi che a questo cambiamento si associano (per esempio quando dopo qualche notte insonne ci si trova a pensare di voler “buttare giù dalla finestra” questo bambino che pare improvvisamente tutt’altro che fragile e indifeso, ma piuttosto un piccolo “mostro”). Anche un bambino che si trova a vivere una esperienza tanto diversa dalle attese, può iniziare a provare sentimenti ambivalenti, insieme ad una grande soddisfazione può provare emozioni che fanno paura, inaccettabili, a volte incontrollabili.

Allora ecco carrozzine che cadono inspiegabilmente giù per le scale, cadute misteriose e pianti improvvisi del nuovo arrivato appena rimane un istante solo con il fratello maggiore.

Abbracci troppo stretti o baci troppo intensi! In questi momenti i giochi preferiti possono essere quelli con dinosauri feroci e sanguinari che si nutrono di cuccioli indifesi, o bambole che vengono sottoposte a “cure” non del tutto piacevoli… Sentirsi arrabbiati per l’attenzione perduta, per ciò che c’era ed ora non c’è più, sentirsi gelosi per le attenzioni prestate al fratellino da poco arrivato in casa è assolutamente naturale e normale.

Quello che può invece far stare male è sentire che gli adulti intorno non sono in grado di accogliere e riconoscere, di legittimare questi sentimenti che non sono belli ma che esistono. Talvolta gli adulti accolgono solo un sentire positivo, mentre negano o non vogliono vedere la violenza o la rabbia nei propri figli. Questo non toglie questo sentire, lo rende solo inascoltato e quindi più facilmente agito. Dar voce a questi sentimenti, dargli un nome può invece aiutare il bambino a pensare, tollerare e “scegliere” di non agire.

Oggi i genitori hanno addirittura paura di parlare ai bambini del fatto che questo fratellino è nella pancia della mamma. Questa paura si concretizza a volte nel non parlarne fino alla fine della gravidanza, o parlarne troppo, coinvolgendo anche in modo eccessivo il bimbo o i bimbi che già ci sono. Entrambi questi comportamenti sono profondamente legati alla paura che spesso abbiamo di fare affrontare ai bambini esperienze che noi per primi sappiamo saranno per loro un pò “difficili”, frustranti. Un bambino in realtà è in grado di reggere con tranquillità la nascita di un fratello, pur passando da sentimenti fortemente ambivalenti, di odio e di amore.

Non c’è nulla da temere.

Ciò che per il bambino invece è profondamente destabilizzante è la mancanza di fiducia nella sua possibilità di affrontare le difficoltà delle vita, la paura di parlare con lui, il tenere segreti, il non riconoscergli sentimenti ed una ricchezza interiore, così come il non mettere filtri di alcun tipo ponendolo alla pari degli adulti.

Un bambino ha bisogno di essere trattato come bambino…non come uno che non può capire. Dunque di ogni cosa si può parlare, anche del fatto che arriva un fratellino, ma con un linguaggio che lui possa comprendere e con un interlocutore che gli consenta di esprimere ciò che questa novità suscita.

I sentimenti di gelosia nei confronti dei fratelli sono acuti all’arrivo di un neonato, ma caratterizzano in generale le relazioni fra fratelli.

I bambini non sono tutti uguali, i figli non sono tutti uguali. La diversità può essere percepito in alcuni casi come un limite insopportabile. Quante volte i genitori dicono: “Io i miei figli li tratto tutti nello stesso modo”, come se questo fosse indice di giustizia e correttezza. In realtà ogni figlio è diverso e spesso la misura non è ciò che lui è, ma quanto egli soddisfa alle aspettative degli adulti. Dunque quando un figlio manifesta un atteggiamento di forte gelosia la prima domanda può essere, non solo “Che cosa lo fa sentire geloso nei confronti di suo fratello”, ma anche “Che cosa sento io nei confronti di quello che questo figlio è”. A volte la gelosia è un segnale di una sofferenza rispetto al sentire di non essere amati per ciò che si è.

Se un figlio si sente amato per ciò che è, la gelosia nei confronti di un fratello è un sentimento  accettabile, diviene invece insopportabile quando, non solo non viene legittimato il dolore di scoprirsi diverso e, in quanto tale, limitato (lui ha qualcosa che io non ho), ma in particolare quando il genitore, per primo, fa dentro di sé una “classifica” in base al soddisfacimento delle proprie personali aspettative e desideri. In questo caso il dolore e la gelosia nei confronti di questo fratello non viene solo dal fatto che “lui ha qualcosa che io non ho”, ma perché “lui è più amato per questo!!”Ogni figlio ha quindi bisogno di essere amato per ciò che è e per questo trattato diversamente, perché solo in questo modo egli si può sentire riconosciuto e, forse, riuscirà a tollerare  più serenamente i propri limiti.

D.ssa Daria Vettori