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Quando mamma e papà si fidanzano...

Quando mamma e papà si fidanzano

Con il termine di “famiglia ricomposta” ci si riferisce: «a tutte le situazioni nelle quali, dopo la separazione del padre e della madre di un bambino, uno dei genitori costituisce, sposandosi o convivendo, un nuovo nucleo familiare che prende in carico questo figlio in modo permanente, se il genitore in questione è quello che esercita da solo l’autorità genitoriale o a casa del quale è stata fissata la residenza abituale; in modo occasionale, nel caso in cui al genitore gli siano stati riconosciuti il diritto di visita e la possibilità di ospitare il figlio».

Negli ultimi anni, con la crescita delle separazioni, il fenomeno della ricostituzione di nuove famiglie, nelle quali, spesso, vi è un progetto anche genitoriale, è sempre più frequente. Di fatto i bambini nati nelle prime relazioni si trovano a vivere in due famiglie, nelle quali devono necessariamente trovare una collocazione ed un senso di appartenenza.

Ciò di cui dobbiamo essere consapevoli è che queste situazioni sono molto complesse e di difficile gestione. Non si deve però rischiare di cadere nell’errore di pensare che, quindi, la cosa migliore per un bambino sia quella di non essere mai messo in condizione di dovere vivere tra due famiglie. Se infatti questa è la situazione, i bambini, non possono essere lasciati fuori, oppure costretti a vivere in una realtà “finta” appositamente creata per evitar loro la fatica di accogliere nella propria vita nuove figure.

In realtà ciò che veramente fa la differenze in situazioni di questo tipo è quello che, di fatto, è avvenuto prima, al momento della separazione.

Dovremmo prima di tutto porci alcune domande sulla elaborazione della separazione. Troppo spesso infatti la non accettazione di nuovi partner deriva dal fatto che uno dei due o entrambi vivono ancora, inconsapevolmente, come una coppia, nella quale il conflitto diviene un modo per vivere un legame irrisolto. Inoltre spesso, quando le cose sono state gestite in modo poco pensato e poco adulto, la percezione del tempo dei coniugi è molto differente. Se per uno è necessario prendere tempo prima di introdurre nuove figure, o “peggio ancora” un nuovo matrimonio o un figlio, per un altro il tempo trascorso è sempre più che sufficiente se non troppo. Naturalmente in questi casi il farsi aiutare da figure esterne può essere di grande aiuto per comprendere a fondo quanto il bisogno e la paura di ciascuno possa avere in qualche modo, alterato la percezione di tempi e modi idonei al bambino. Spesso, infatti, il bisogno di non sentirsi coloro i quali provocano nel figlio dolore, induce la messa in atto di meccanismi, come la negazione della fatica del figlio e la richiesta, inconsapevole, di non mostrare il proprio affanno e le proprie paure. In questi casi il bambino, pur vivendo prima la separazione, poi una nuova casa e poi un nuovo partner, non può permettersi di vivere appieno la complessità dell’integrazione, arrivando a sua volta a credere che l’unico modo per sopravvivere è quello di essere scisso tra mondi che non comunicano fra di loro, di essere una persona differente in ogni contesto, avvallando il bisogno degli adulti di essere sempre quelli prescelti (quando sono con la mamma si alleano con lei, quando sono con il papà sono suoi complici, utilizzando bugie e amplificando prospettive diverse).

Quando invece i passaggi sono stati affrontati con maturità ed un atteggiamento di ascolto dei bisogni dei bambini, anche la ricostruzione di nuove famiglie diviene possibile e, di certo, non negativa. Naturalmente ogni cambiamento, per un bambino, in particolare se reduce da una esperienza di separazione, non è facile da accettare.

 

Vi possono essere paure ed il bisogno di essere rassicurati rispetto al non dover fare una scelta fra due famiglie, o di non dover sostituire la propria mamma o il proprio papà con nuove figure. Inoltre il bambino ha bisogno di essere riconosciuto nella fatica che tale esperienza implica: due case, spostamenti continui, ma, in particolare, la necessità di integrare stili di vita e genitoriali anche molto differenti.

 

Nel contempo un bambino ha bisogno di sapere come stanno le cose, ha bisogno di sapere la verità per poter esprimere le proprie, legittime, paure e dubbi.

 

Solo se ascoltato e legittimato ad esprimere ciò che sente, e solo se considerato capace di sapere come stanno le cose, un bambino non perderà la fiducia nell’adulto.

La fiducia in queste situazione risulta essere fondamentale, in quanto il proporre ad un bambino di avvicinarsi a nuove figure, di accoglierne gli atteggiamenti sia affettivi che educativi, non può prescindere dal fatto che il figlio senta che mamma e papà non lo metterebbero mai in una situazione impossibile o di scelta emotiva. Solo in questo modo egli può arrivare a non avere quella confusione tanto temuta dagli adulti.

 

Quante volte genitori separati mi hanno detto di avere chiesto ai loro partner di tenersi fuori dalla relazione genitoriale con i propri figli, per non fare loro confusione o per non creare nell’ex marito/moglie gelosie. Di fatto, in questo modo, noi stiamo dando al bambino un messaggio assolutamente confusivo ed ambiguo. Gli stiamo dicendo che deve fare una scelta, e che compromettersi in una relazione affettiva con i nuovi partner è “pericoloso”. In realtà i bambini hanno bisogno di sentire di potersi affezionare, di potersi fidare e affidare a persone che nel tempo divengono sempre più importanti nella loro vita, perché sono i compagni e le compagne della loro mamma e del loro papà, perché non si possono vivere le relazioni in modo parziale ed in particolare perché avere più adulti che si prendono cura è meglio rispetto ad avere genitori confusi e troppo impegnati nei propri conflitti o bisogni.  

Se gli adulti non fanno confusione, i bambini non possono confondersi. Se gli adulti non si sentono deprivati o “sostituiti”, se sono in grado di non chiedere ai propri figli una “alleanza” esclusiva, allora in questo caso il compagno o la compagna degli ex partner possono veramente divenire una risorsa… (il valore delle “pluri appartenenze”).

 

Ultima, ma non meno importante considerazione riguarda l’arrivo di bambini nelle nuove famiglie. Quanto fino ad ora sottolineato, diviene ancora più importante e significativo, con l’arrivo di un fratellino o una sorellina. I figli che si trovano “nel mezzo” non sono certamente in una situazione facile. Inoltre essi possono temere di poter perdere il loro ruolo, “sostituiti” da bambini nati nei nuovi nuclei. Di fatto anche in questo caso, la gradualità delle scelte, l’ascolto del bambino, la legittimazione del suo sentire e la rassicurazione, insieme con il dire sempre la verità, risultano essere regole semplici, ma fondamentali.

D.ssa Daria Vettori

 

Esiste a Parma un servizio di mediazione famigliare, gratuito, dove coppie separate possono affrontare anche l’ingresso di un nuovo partner nella propria vita:

Centro per le Famiglie
Borgo San Giuseppe
Tel. 0521235693