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Depressione post partum

Depressione post partum

La nascita 
La nascita di un figlio è un evento molto importante nella vita di una donna. Una vera rivoluzione, che, sebbene la gravidanza duri 9 mesi, si concretizza nel semplice istante della nascita. Di fatto nel corso della gestazione ogni donna fantastica il proprio bambino e prova ad immaginare se stessa come madre. Oggi, a differenza del passato, esistono eccezionali mezzi tecnologici, come l’ecografia anche tridimensionale, che consentono di conoscere meglio il proprio figlio, di avere molte più informazioni prima della nascita. Ma, di fatto, nessun mezzo permette, di prevedere come sarà il carattere del bambino, se piangerà molto, se avrà le coliche, se sarà tranquillo o vivace.
Nel corso della gravidanza, ogni più piccolo indizio viene interpretato come possibile risposta ad una domanda (“ Si muove così tanto nella pancia. Sarà sicuramente molto vivace!”, oppure, “ Di notte, appena mi corico, si tranquillizza. Già riconosce il giorno dalla notte”, “ Quando lo chiamo mi risponde. E’ un bambino molto intelligente!”). Inoltre la storia di ciascuno diviene un modo per cercare di prevedere cosa accadrà dopo la nascita (Mia mamma mi ha raccontato che non l’ho mai fatta dormire prima di nascere. E poi invece dopo essere venuta al mondo sono stata un angelo. Forse sarà così anche mio figlio…”).
Queste fantasie sono importanti, in quanto danno inizio a una relazione prenatale fra la madre e il figlio. Oggi vi sono anche ricerche interessanti che dimostrano la possibilità di attivare un reale contatto con il bambino prima della nascita. Questa è una fondamentale “palestra”, e pone le basi di un buon incontro genitore e figlio.
Di fatto, però,  si tratta di qualcosa di molto differente da quello che poi accade nel momento in cui il figlio viene al mondo.
Un incontro fatto di sguardi, contatti, odori, pianti…
Quando uno scalatore si allena per andare su una montagna, può prepararsi al meglio, ma non saprà mai cosa accadrà nel confronto diretto con quella particolare esperienza. Allo stesso modo, anche una madre e un padre, devono provarsi, “allenarsi”, ma non possono prevedere cosa accadrà nel momento dell’incontro con il proprio figlio. Piuttosto, la miglior preparazione, è quella di attendere anche l’imprevisto: passaggi sconosciuti, burroni non segnati su alcuna mappa, un momento di debolezza
La nascita segna il passaggio dall’ideale al reale, da ciò che è sognato, al confronto con quel bambino o quella bambina. Un processo, non solo inevitabile, ma fondamentale, poiché consente ai genitori di confrontarsi con chi hanno davanti, piuttosto che rimanere ancorati a un’idea e alle proprie aspettative. Anche i sogni e le aspettative sono inevitabili, ma quando prendono il sopravvento sul bambino reale, il rischio di ostacolare il processo di riconoscimento reciproco è molto alto.
Questo passaggio, comunque non è facile. Oggi, spesso, le coppie arrivano ad avere figli in età avanzata e, di frequente, i bambini rimangono unici. Le attese possono essere molto alte, sia nei confronti di se come genitori “adulti”, sia nei confronti di bambini tanto cercati.

 

Maternity blues

Chi ha studiato questo delicato periodo, ha osservato che poche ore dopo il parto, la maggior parte delle donne attraversa un periodo, che va da alcune ore, fino ad alcuni giorni, in cui può sentire un senso di stanchezza, tristezza e impotenza (maternity blues). All’euforia che molte donne sperimentano poco dopo la nascita del figlio, segue un disagio che, se non riconosciuto, può essere vissuto molto male, in quanto interpretato come inadeguatezza rispetto all’esperienza della maternità.
In realtà si tratta di un fenomeno del tutto naturale, in cui si combinano processi fisiologici, la stanchezza dopo la fatica del parto e cambiamenti ormonali significativi, insieme con la perdita dello stato di gravidanza e del bambino immaginato.
Sebbene in passato non vi fossero studi scientifici, anche nella tradizione popolare vi era l’abitudine, da parte delle madri, di sostenere le figlie neomamme, consentendo loro di tornare, almeno per qualche ora, figlie bisognose di attenzione e di “coccole”. Inoltre, non a caso, il padre ha spesso avuto la funzione di proteggere la madre e il figlio, nei primi giorni dopo la nascita, da intrusioni disturbanti e poco attente ai bisogni di entrambi.
Oggi, purtroppo, la scarsa capacità di ascoltare i bisogni naturali, sia del piccolo sia della madre, insieme con i forti investimenti sul bambino, spesso portano ad alterare i delicati equilibri della neo famiglia, provocando un ulteriore senso di stanchezza, ansia e inadeguatezza.
Inoltre esistono infinite opportunità per “imparare” come partorire, come accudire il proprio figlio; libri e corsi, che talvolta anziché accrescere il senso di competenza, portano le mamme a pensare, alla prima difficoltà nel parto, nell’allattamento o nella gestione del sonno del figlio, ecc, di essere madri inadeguate rispetto a tutte le altre.
In realtà diventare genitori è realmente un’esperienza “sconvolgente” dove è necessario prevedere di poter incontrare spesso burroni o scoprire di non avere sempre l’attrezzatura adatta!
Abitualmente questo periodo di stanchezza e tristezza finisce antro 48 ore o poco più. Il graduale riconoscimento del figlio, l’aiuto delle persone vicine, e un riassestamento fisiologico, rendono questa fase transitoria.
Quando invece le cose non rientrano e la madre continua a essere in qualche modo apatica e passiva, è necessario prestare un’attenzione particolare.

 

Alcuni consigli:
Per quanto riguarda la madre può essere molto utile:

  • Limitare i visitatori nei giorni del rientro a casa dopo il parto;
  • Dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato;
  • Seguire una dieta adeguata che eviti eccessi e l’assunzione di sostanze eccitanti come alcool e caffè;
  • Chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno;
  • Mantenere i contatti con amici e familiari;
  • Rafforzare il rapporto con il partner e soprattutto cercare di mantenere un atteggiamento realistico nei confronti di se’ stessi, del bambino e la piena consapevolezza di una situazione che avrà degli alti e dei bassi ma che esaurirà le sue manifestazioni negative nell’arco di pochi giorni.

Da parte del partner o comunque dei familiari può essere utile:

  • Offrire aiuto nei lavori domestici;
  • Alleviare gli impegni della neomamma;
  • Mostrare disponibilità ad ascoltare e ad offrire sostegno, ma solo se questo non incontra resistenze.


La depressione post-partum

È importante identificare le donne con maternity-blues poiché il 20% di esse presentano un episodio depressivo nel primo anno dopo il parto.
Le cause della depressione post-partum sono molteplici e coinvolgono: fattori fisiologici (livelli ormonali e neurotrasmettitori), fattori fisici (per esempio la stanchezza dovuta all’accudimento del bambino), fattori psicologici (aspettative irrealistiche sull’essere madre o sul bambino, bassa autostima o perfezionismo, predisposizione o precedenti episodi depressivi, in particolare durante le gravidanza), fattori sociali (inesperienza e scarsità di aiuto e sostegno).
La depressione post-partum esordisce generalmente dopo 3-4 settimane dal parto e la sintomatologia si acuisce verso il 4-5 mese.

 

È possibile distinguere i sintomi in:

Depressivi: non mi è mai successo di…

  • … piangere così facilmente (labilità emotiva);
  • … essere giù di morale (calo dell’umore);
  • … sentire che non ce la faccio (sentimenti d’inadeguatezza);
  • … sentirmi in colpa (sentimenti di autosvalutazione e colpa);
  • litigare con mio marito (irritabilità).

D’ansia: non mi è mai successo di…

  • … avere pensieri e preoccupazioni per il mio bambino, mio marito, me stessa (ansia);
  • … sentirmi sul ‘filo del rasoio’ (stato d’allarme);
  • … avere le palpitazioni, il respiro corto, il nodo alla gola (ansia fisica);

Neurovegetativi: non mi è mai successo di…

  • … svegliarmi presto – Alterazioni del sonno;
  • … mangiare con tanta difficoltà senza appetito o mangiare in modo eccessivo, senza freno – Alterazioni dell’appetito;
  • … perdere il desiderio sessuale verso il mio compagno.

Oltre a questi sintomi, sono molto significativi anche i disturbi nella relazione con il figlio. Sono disturbi che si configurano principalmente in:

  • Avvertire il bambino come un peso – “Mi dà fastidio”;
  • Non riuscire a provare emozioni nei confronti del bambino – “Sentirsi inadeguate nella cura del bambino”, “Non sono capace di crescerlo”;
  • Avere pensieri di avversione verso il bambino e la paura di restare sole con lui;
  • Non riuscire a concentrarsi nelle cose quotidiane, che hanno a che fare con l’interazione madre-bambino (cure parentali).

In particolare le madri che sviluppano una seria depressione non riescono a riconoscere i bisogni reciproci e sono in grossa difficoltà nella sintonizzazione emotiva con il figlio.
È importante ricordare che una depressione post-partum non riconosciuta e quindi non curata, può cronicizzarsi. Tali sintomi non devono mai essere sottovalutati, in quanto possono mettere realmente a rischio sia la madre che il figlio.
In molti casi può essere sufficiente applicare quanto già indicato per il maternity blues: sostegno dei famigliari, riposo e ascolto. Ma se i sintomi persistono è fondamentale chiedere aiuto al medico di riferimento, il quale può sostenere la mamma in un percorso di sostegno più specialistico (colloqui psicologici e sostegni di gruppo e nei casi più seri prescrizione di farmaci).

 

A Parma esiste il “Centro per i Disturbi Affettivi in gravidanza e nel Puerperio”

Ecco i riferimenti:
Responsabile Unità di Psichiatria: Prof. Carlo MarchesiResponsabile
Ginecologia: Dr. ssa Daniela Viviani

Contatti
Via Gramsci 14 Ospedale, Padiglione Braga (Prof. Marchesi);
Ospedale Maternità (Dr.ssa Viviani)
Tel.: 0521/903597-396813; 0521/704400
E-mail:  carlo.marchesi@unipr.it; dviviani@ao.pr.it.